La somministrazione di manodopera rappresenta uno strumento di flessibilità organizzativa ampiamente utilizzato dalle imprese. Tuttavia, la giurisprudenza di legittimità continua a tracciare confini precisi per evitarne l'abuso, ribadendo che la natura intrinseca di tale istituto deve rimanere, appunto, temporanea.
Una recente pronuncia della Corte Suprema di Cassazione, l'Ordinanza n. 2637 del 2026, ha fornito importanti chiarimenti sui limiti della reiterazione dei contratti di somministrazione a tempo determinato, ponendo l'accento sul concetto di "frode alla legge".
Il principio di temporaneità come requisito strutturale
Il punto focale della decisione riguarda il requisito della temporaneità dell'esigenza lavorativa. Secondo i giudici di legittimità, la temporaneità non è solo una caratteristica formale legata alla presenza di una "causale" nel contratto commerciale, ma costituisce un requisito "immanente e strutturale" dell'istituto.
Anche in assenza di un limite massimo di durata fissato rigidamente dalla legge per il contratto commerciale tra agenzia e utilizzatore, l'interpretazione della normativa nazionale deve essere conforme alla Direttiva 2008/104/CE. Ne consegue che un utilizzo reiterato e prolungato del lavoratore somministrato, se privo di oggettive ragioni che giustifichino la precarietà, può essere indice di un intento elusivo.
La frode alla legge e gli indici rivelatori
La Cassazione ha confermato che è possibile applicare l'art. 1344 c.c. (frode alla legge) quando la successione dei contratti costituisce il mezzo per eludere la regola della temporaneità. Non è sufficiente, dunque, il rispetto formale delle causali o delle clausole contrattuali se, nella sostanza, il rapporto di lavoro maschera un'assunzione a tempo indeterminato.
Nel caso esaminato dalla Corte, sono stati individuati specifici indici rivelatori della condotta fraudolenta:
Durata considerevole: L'utilizzo del lavoratore per un periodo continuativo (nel caso di specie, 29 mesi) presso la stessa sede e con le medesime mansioni.
Mancanza di giustificazione: L'assenza di motivazioni tecniche o produttive che spiegassero la necessità di reiterare le missioni per un lasso di tempo così lungo.
Scelta "Intuitu Personae": L'individuazione nominativa del lavoratore da parte dell'azienda utilizzatrice è stata ritenuta un elemento che altera la funzione tipica della somministrazione, configurando una deviazione causale.
Le conseguenze per l'impresa utilizzatrice
L'accertamento della frode alla legge comporta la nullità dei contratti che realizzano la somministrazione. Venendo meno lo schermo formale del contratto commerciale, si ripristina il principio generale della coincidenza tra chi utilizza la prestazione lavorativa e chi ne è formalmente titolare.
La conseguenza pratica è la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente alle dipendenze dell'impresa utilizzatrice , con la condanna al risarcimento del danno (nel caso in esame quantificato in diverse mensilità di retribuzione).
Questa analisi dimostra la complessità della materia e i rischi connessi a una gestione non strategica della forza lavoro flessibile. Una consulenza professionale è fondamentale per analizzare il caso specifico e verificare la conformità dei processi aziendali agli orientamenti giurisprudenziali più recenti.
