Capita di sentire persone convinte che, per essere licenziati in tronco, serva aver commesso un danno economico enorme all'azienda, o che i controlli sui lavoratori siano sempre illegittimi se non autorizzati dai sindacati. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, depositata l'11 dicembre 2025, ci offre l'occasione per sfatare alcuni miti pericolosi e fare chiarezza su due temi caldi: i controlli difensivi "occulti" e il diritto di difesa nel procedimento disciplinare.
Il caso riguarda una lavoratrice di un supermercato licenziata per essersi impossessata di alcuni prodotti (tra cui bottiglie di Aperol Spritz) senza pagarli. La dipendente si è difesa sostenendo tre cose: che l'azienda non le avesse fornito subito le prove e i documenti richiesti, che fosse stata controllata illecitamente dai colleghi e che, comunque, esistesse una prassi di "pagare dopo".
La Cassazione ha respinto tutte le difese della lavoratrice confermando il licenziamento. Ecco i punti chiave che ho estratto per voi:
Accesso agli atti: durante la contestazione disciplinare, il datore di lavoro non è obbligato a mostrare tutte le prove o i documenti aziendali "a tappeto". L'obbligo scatta solo se il dipendente chiede documenti specifici e strettamente necessari per difendersi. Non sono ammesse richieste generiche solo per "vedere cosa ha in mano l'azienda".
Controlli dei colleghi: far controllare un dipendente da altri colleghi o superiori (controllo umano) non viola lo Statuto dei Lavoratori. L'articolo 4, quello che limita i controlli a distanza, si applica solo alle apparecchiature tecnologiche (telecamere, software), non alle persone. Quindi, se un responsabile vi tiene d'occhio, anche di nascosto, per verificare un illecito, è perfettamente legale.
Il valore della merce non conta: sottrarre beni aziendali rompe il vincolo di fiducia. Non importa se il valore è basso; conta il gesto, che legittima il licenziamento per giusta causa.
Questa pronuncia ha un impatto molto concreto. Per i lavoratori, significa che non si può invocare la privacy se il controllo viene svolto direttamente da superiori o colleghi nell'ambito dell'organizzazione aziendale. Inoltre, ammettere i fatti (come aver preso la merce) sostenendo che "così facevano tutti" è una strategia suicida se non si ha la prova rigorosa di questa presunta prassi. Per le aziende, la sentenza conferma che il potere di controllo gerarchico è ampio e che, in fase disciplinare, non c'è l'obbligo di "scoprire tutte le carte" immediatamente, a meno di richieste molto puntuali della controparte.
La gestione di un procedimento disciplinare è un campo minato. Come abbiamo visto, un errore nella richiesta di accesso agli atti o una linea difensiva basata su ammissioni parziali possono compromettere l'esito di un'eventuale causa. Se ti trovi coinvolto in una contestazione disciplinare o devi gestire un licenziamento per giusta causa, è fondamentale analizzare ogni dettaglio prima di agire.
