Se stai leggendo questo articolo di sera, con una lettera in mano o con il dubbio in testa, partiamo dalla cosa che serve subito.
Durante il permesso 104 puoi uscire di casa.
Non c'è nessuna regola che ti obbliga a restare accanto al tuo familiare per tutta la giornata. L'idea contraria è diffusa, ed è sbagliata.
Quanti giorni ti spettano
Se assisti un familiare con disabilità grave — coniuge, parte di unione civile, convivente di fatto, parente o affine entro il secondo grado — hai diritto a tre giorni di permesso retribuito al mese.
Il diritto si estende ai parenti di terzo grado se i genitori, il coniuge o il convivente della persona disabile hanno più di 65 anni, sono affetti da patologie invalidanti o sono deceduti.
Se sei tu la persona con disabilità grave, puoi scegliere tra due ore di permesso al giorno oppure tre giorni al mese (o 18 ore mensili). Questi permessi non intaccano le ferie.
Una novità che molti non conoscono: dal 2022 non esiste più il referente unico. Prima solo un familiare poteva usare i permessi per la stessa persona. Ora più familiari possono alternarsi.
Cosa puoi fare durante il permesso
La Cassazione ha una nozione ampia di assistenza. Non è presenza fisica continuativa. Ci rientra:
- Andare in farmacia per lui.
- Fare la spesa, comprare prodotti per l'igiene.
- Sbrigare pratiche amministrative che lo riguardano.
- Accompagnarlo a un evento sociale, sportivo o religioso.
- Gestire i rapporti con l'ospedale, il medico, le strutture sanitarie.
E c'è di più.
Puoi fare una breve commissione tua lungo il tragitto per raggiungere il tuo familiare. Fermarti al bar o prendere qualcosa in un negozio sulla strada non ti fa perdere il diritto al permesso.
Puoi assistere in orari diversi dal tuo turno. Il permesso è a giornata, non a ore. Se lavori la mattina e assisti il pomeriggio, va bene. Nessuno può contestarti di non aver assistito esattamente nelle ore in cui avresti lavorato.
Puoi scegliere tu i giorni. Il tuo datore non decide quali. Tu comunichi, lui prende atto. Non è un permesso da chiedere in ginocchio.
Cosa invece ti mette nei guai
Qui bisogna essere onesti, perché il rischio è reale e le conseguenze pesanti.
Il permesso 104 non è un giorno libero in più. Se lo usi per fare tutt'altro, e l'assistenza è marginale o del tutto assente, si chiama abuso del diritto. E l'abuso può costare il licenziamento.
C'è un uso che la Cassazione ha escluso in modo esplicito: quello compensativo. Se dici "ho preso il permesso per riposarmi, visto che assisto mio padre tutte le sere", non regge. Il permesso serve ad assistere quel giorno, non a recuperare la fatica di altri giorni.
E non finisce col posto di lavoro. Se il permesso è stato usato in modo abusivo, l'indennità pagata dall'INPS diventa una somma percepita senza titolo, e l'Ente può chiederne la restituzione.
Se ti contestano: chi deve provare cosa
Questa è la parte che quasi nessuno ti spiega.
Se assisti il tuo familiare in un luogo diverso dalla sua residenza, la prova che l'assistenza c'è stata tocca a te. Non al datore dimostrare il contrario.
Significa che se lo porti a casa tua nei giorni di permesso, o lo accompagni fuori città per una visita, sei tu a dover ricostruire quello che è successo.
C'è una buona notizia, però.
La Cassazione ha annullato un licenziamento fondato solo sul calcolo di quanto tempo il lavoratore aveva dedicato all'assistenza. Un conteggio percentuale, da solo, non è una prova di abuso. Il giudice deve guardare la situazione nel suo insieme.
Quindi se ti arriva una contestazione costruita su un report che dice "solo il 40% del tempo", quel documento non chiude la partita. La apre.
Il trasferimento
Un'ultima cosa, spesso ignorata.
Se assisti un familiare con disabilità grave, non puoi essere trasferito ad altra sede senza il tuo consenso. Se sei tu la persona con disabilità, hai diritto — dove possibile — alla sede più vicina a casa, e vali la stessa tutela contro il trasferimento.
La giurisprudenza più recente sta estendendo questa protezione anche a situazioni di disabilità non grave, con un bilanciamento rispetto alle esigenze aziendali documentate. È un terreno in movimento, ma vale la pena farlo presente prima di firmare qualsiasi cosa.
Cosa fare adesso
Se hai ricevuto una contestazione disciplinare, hai pochi giorni per rispondere. Quello che scrivi in quella risposta pesa in tutta la causa che verrà dopo.
Non rispondere di pancia. E non rispondere da solo.
Sai ricostruire, giorno per giorno, cosa hai fatto negli ultimi tre permessi? Se la risposta è sì, sei in una posizione migliore di quanto pensi.
Avv. Massimiliano Conti
